<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Note di Roberto Lupi]]></title><description><![CDATA[Note di Roberto Lupi]]></description><link>https://www.rlupi.art</link><image><url>https://www.rlupi.art/img/substack.png</url><title>Note di Roberto Lupi</title><link>https://www.rlupi.art</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Sun, 27 Sep 2026 07:21:15 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.rlupi.art/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Roberto Lupi]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[rlupi@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[rlupi@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Roberto Lupi]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Roberto Lupi]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[rlupi@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[rlupi@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Roberto Lupi]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[In cerca di sé stessi: valori a confronto]]></title><description><![CDATA[Come capire quali sono davvero i propri valori]]></description><link>https://www.rlupi.art/p/in-cerca-di-se-stessi-valori-a-confronto</link><guid isPermaLink="false">https://www.rlupi.art/p/in-cerca-di-se-stessi-valori-a-confronto</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Lupi]]></dc:creator><pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:35:12 GMT</pubDate><content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi ho provato a fare un esercizio apparentemente semplice: chiarire quali siano davvero i miei valori fondamentali.</p><p>Non una lista di cose che considero positive. Non parole come libert&#224;, creativit&#224;, famiglia, successo, integrit&#224;, curiosit&#224; messe in fila perch&#233; &#8220;suonano bene&#8221;. Quasi tutti direbbero di preferire la verit&#224; alla menzogna, la libert&#224; alla coercizione e la felicit&#224; alla sofferenza.</p><p>Il problema interessante comincia quando due cose buone entrano in conflitto.</p><ul><li><p>Libert&#224; o appartenenza?</p></li><li><p>Verit&#224; o armonia?</p></li><li><p>Profondit&#224; o variet&#224;?</p></li><li><p>Creazione o connessione?</p></li><li><p>Significato o gioco?</p></li><li><p>Autonomia o obbligo?</p></li></ul><p>&#200; l&#236; che una lista di valori comincia a diventare qualcosa di pi&#249; concreto.</p><h2>I valori dichiarati e quelli rivelati</h2><p>Una delle cose che ho trovato pi&#249; utili &#232; distinguere tra valori dichiarati e valori rivelati.</p><p>I primi sono quelli che diciamo di avere.</p><p>I secondi emergono da come abbiamo realmente vissuto: dove abbiamo investito tempo, denaro, energia, cosa abbiamo protetto, cosa abbiamo sacrificato, quali situazioni abbiamo trovato intollerabili.</p><p>A prima vista, guardando la mia vita, si potrebbe pensare che per me siano centrali il successo, la competenza, la carriera, la padronanza tecnica.</p><p>Ho dedicato molto tempo a costruire competenze. Ho avuto una carriera di successo. Ho lavorato su problemi difficili. Ho raggiunto una certa sicurezza economica.</p><p>Ma guardando pi&#249; attentamente, mi sono accorto che molte di queste cose erano forse mezzi pi&#249; che fini.</p><p>La competenza mi ha dato autonomia.<br>Il lavoro mi ha dato sicurezza economica.<br>La sicurezza mi ha permesso di viaggiare, esplorare, imparare, sperimentare.</p><p>Il successo professionale non era necessariamente il valore ultimo.</p><h2>La domanda pi&#249; utile: cosa sarebbe peggio?</h2><p>Una domanda che mi ha colpito &#232; stata questa:</p><blockquote><p>Quale di queste condizioni sarebbe peggiore: essere intrappolato, annoiato, solo, incompetente, senza scopo, dipendente, disconnesso dalla realt&#224;, ordinario o non creativo?</p></blockquote><p>La mia risposta &#232; stata immediata.</p><p>Prima di tutto: essere intrappolato.</p><p>Poi: vivere senza significato.</p><p>Poi: essere annoiato.</p><p>Mi sono reso conto che l&#8217;autonomia per me non &#232; semplicemente una preferenza. &#200; quasi una condizione strutturale della vita buona.</p><p>Posso accettare limiti. Posso anche accettare obblighi importanti verso altre persone. Ma faccio fatica a immaginare una vita in cui la perdita di autonomia diventi permanente.</p><p>Allo stesso tempo, non voglio una libert&#224; vuota.</p><p>L&#8217;idea di passare anni semplicemente consumando tempo &#8212; televisione, video, intrattenimento, giornate tutte simili &#8212; mi risulta quasi pi&#249; disturbante dell&#8217;idea di non &#8220;produrre&#8221; nulla.</p><p>Il punto non &#232; essere produttivi. Il punto &#232; essere coinvolti.</p><h2>Forse non cerco uno scopo, ma un coinvolgimento significativo</h2><p>Per molto tempo ho pensato al problema in termini di &#8220;scopo&#8221;.</p><p>Qual &#232; il mio scopo?<br>Cosa dovrei fare dei prossimi dieci o quindici anni?<br>Su quale progetto dovrei concentrarmi?</p><p>Ma forse la parola &#8220;scopo&#8221; &#232; troppo rigida.</p><p>Mi sono accorto che posso trovare perfettamente sensato passare una giornata a fare musica senza che quella musica debba andare da nessuna parte. Posso imparare una nuova abilit&#224; senza volerla trasformare in carriera. Posso viaggiare, leggere, costruire qualcosa, esplorare una nuova tecnologia senza che tutto questo debba diventare parte di una grande narrativa.</p><p>Non ho bisogno che ogni attivit&#224; produca un risultato.</p><p>Ho per&#242; bisogno che la vita nel suo complesso non sembri passiva.</p><p>Da qui una formulazione che mi convince di pi&#249;: <strong>coinvolgimento significativo</strong>.</p><p>Vivere in rapporto attivo con il mondo. Imparare, osservare, esplorare, creare, conversare, prendersi cura di qualcuno, stare in silenzio, lasciarsi sorprendere.</p><p>Non semplicemente far passare il tempo.</p><h2>Esplorazione pi&#249; che specializzazione</h2><p>Un altro valore che &#232; emerso con forza &#232; l&#8217;esplorazione.</p><p>Se dovessi scegliere tra diventare eccezionalmente competente in due o tre domini nell&#8217;arco di dieci anni, oppure continuare ad attraversare molti territori diversi senza arrivare alla maestria in tutti, sceglierei la seconda opzione.</p><p>Questo spiega molte cose della mia vita.</p><p>Software, musica, fotografia, filosofia, tecnologia, viaggi, meditazione, ora persino il desiderio di imparare a lavorare il legno.</p><p>Non mi interessa necessariamente diventare &#8220;quello che fa una cosa sola molto bene&#8221;.</p><p>Mi interessa aprire porte.</p><p>Capire cosa c&#8217;&#232; dietro.</p><p>Restarci abbastanza da imparare qualcosa.</p><p>E poi, forse, aprirne un&#8217;altra.</p><h2>Creare, ma non necessariamente lasciare qualcosa</h2><p>Pensavo che la creazione fosse uno dei miei valori pi&#249; centrali.</p><p>In parte lo &#232;.</p><p>Ho sempre fatto cose: software, musica, fotografie, scrittura.</p><p>Ma mi sono posto un&#8217;altra domanda: se trascorressi un anno esplorando idee, viaggiando e incontrando persone interessanti, senza produrre nulla, sentirei di aver sprecato quell&#8217;anno?</p><p>La risposta &#232; no.</p><p>Questo mi ha fatto capire che la creazione per me &#232; spesso un modo di esplorare, non necessariamente una missione.</p><p>Molte delle cose che faccio assomigliano pi&#249; a un mandala che a un monumento.</p><p>Non ho un grande bisogno di lasciare un&#8217;eredit&#224;.</p><p>Il processo pu&#242; bastare.</p><h2>Il problema dell&#8217;intimit&#224;</h2><p>C&#8217;&#232; per&#242; una parte della mia vita che questo modello rischia di sottorappresentare.</p><p>Ho vissuto in modo piuttosto autonomo e solitario. Una vita intellettualmente ricca, creativa, spesso interessante, ma con meno relazioni profonde di quanto probabilmente avrei voluto.</p><p>Quando mi sono chiesto quale parte della vita avessi esplorato meno, la risposta &#232; stata immediata: le relazioni umane.</p><p>Non tanto la socialit&#224; generica.</p><p>Piuttosto l&#8217;intimit&#224;.</p><p>Essere conosciuti profondamente da un&#8217;altra persona. Essere amati. Avere una relazione in cui possano convivere intimit&#224; emotiva, complicit&#224; intellettuale e vicinanza fisica.</p><p>Qui emerge una tensione che credo non vada &#8220;risolta&#8221;, ma gestita:</p><p><strong>autonomia e intimit&#224;</strong>.</p><p>Una relazione profonda impone inevitabilmente vincoli. Richiede tempo, compromesso, responsabilit&#224;.</p><p>Ma una vita completamente libera da vincoli rischia anche di diventare una vita in cui nessuno pu&#242; davvero entrare.</p><p>Forse il problema non &#232; scegliere tra libert&#224; e relazione, ma costruire forme di relazione che non richiedano l&#8217;annullamento di una delle due.</p><h2>Verit&#224;, ma con umilt&#224;</h2><p>Un altro valore emerso con forza &#232; la verit&#224;.</p><p>Se devo scegliere tra dire ci&#242; che credo vero e preservare l&#8217;armonia, tendo a scegliere la verit&#224;.</p><p>Non per il gusto di essere brutale.</p><p>Piuttosto perch&#233; penso che l&#8217;altra persona abbia diritto a sapere cosa penso davvero, per poter decidere con la propria testa.</p><p>Ma questo deve convivere con una seconda convinzione: il mio punto di vista &#232; limitato.</p><p>Dire la verit&#224; non significa pretendere di possederla.</p><p>Forse la formulazione migliore &#232;: <strong>integrit&#224; con umilt&#224; epistemica</strong>.</p><p>Dire ci&#242; che credo quando conta, ma ricordare sempre che potrei sbagliarmi.</p><h2>La dimensione della presenza</h2><p>C&#8217;&#232; infine un&#8217;altra parte che non rientra bene nelle categorie di crescita, apprendimento, relazioni o creazione.</p><p>Alcuni dei momenti pi&#249; intensi della mia vita non sono stati momenti di successo.</p><p>Sono stati momenti di presenza.</p><p>Camminare nella natura.</p><p>Meditare.</p><p>Sentire per un attimo una forma di connessione con il mondo meno mediata dall&#8217;idea di me stesso, dai progetti, dalle preoccupazioni, dalle categorie abituali.</p><p>Mi sono chiesto: se avessi una vita piena di viaggi, relazioni, attivit&#224; creative e stimoli intellettuali, ma non provassi mai pi&#249; quella dimensione, mi mancherebbe qualcosa?</p><p>S&#236;.</p><p>Questo mi fa pensare che anche la presenza o la trascendenza siano valori reali, e non semplicemente stati piacevoli.</p><h2>La mia lista, per ora</h2><p>La mia mappa attuale &#232; questa:</p><ul><li><p><strong>Autonomia</strong></p></li><li><p><strong>Esplorazione</strong></p></li><li><p><strong>Coinvolgimento significativo</strong></p></li><li><p><strong>Verit&#224; e integrit&#224;</strong></p></li><li><p><strong>Intimit&#224;</strong></p></li><li><p><strong>Presenza e trascendenza</strong></p></li><li><p><strong>Cura e contributo</strong></p></li></ul><p>Non la considero definitiva.</p><p>Anzi, credo che il punto di un esercizio del genere sia proprio evitare di trasformare i valori in una nuova identit&#224; rigida.</p><h2>Il principio che mi sembra pi&#249; importante</h2><p>La conclusione pi&#249; utile, alla fine, non &#232; stata tanto la lista.</p><p>&#200; stata questa:</p><blockquote><p><strong>Non ottimizzare un valore fino a distruggere gli altri.</strong></p></blockquote><p>L&#8217;autonomia senza intimit&#224; diventa isolamento.</p><p>L&#8217;esplorazione senza presenza diventa irrequietezza.</p><p>Il significato senza gioco diventa ossessione.</p><p>La verit&#224; senza umilt&#224; diventa dogmatismo.</p><p>La cura senza autonomia diventa prigionia.</p><p>La creazione senza connessione pu&#242; diventare un mondo privato in cui nessun altro entra.</p><p>Forse i valori non servono a dirci chi siamo.</p><p>Servono a ricordarci quali forme di squilibrio ci assomigliano abbastanza da poterci ingannare.</p><p>E forse, quando non sappiamo cosa fare della nostra vita, una domanda pi&#249; utile di &#8220;qual &#232; il mio scopo?&#8221; &#232;:</p><blockquote><p><strong>Questa scelta rende la mia vita pi&#249; libera, pi&#249; esplorativa, pi&#249; viva, pi&#249; vera, pi&#249; connessa, pi&#249; presente o pi&#249; capace di cura? E quale di questi valori sto sacrificando in cambio?</strong></p></blockquote><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.rlupi.art/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi Post e supportare il mio lavoro.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>